Gli aquiloni combattenti ed in primo luogo i fighter indiani, che sono per me il tipo più rappresentativo, sono governabili seppur manovrati con un solo filo.

Mi sono avvicinato a questi aquiloni non sapendo resistere alla tentazione di scoprire come ciò fosse possibile!!

Di seguito qualche modesta indicazione su come brigliare e far volare questi aquiloni.

In queste foto vi viene mostrato come è brigliato un combattente indiano.

Nei fighter piccoli il ramo inferiore deve essere un dito circa più lungo di quello superiore(fig.1)(fig.2).
In quelli medi due dita circa, in quelli grandi tre dita.
Importante che estendendo la briglia, il punto dove c'è il nodo dove si collegherà il cavo di ritenuta non superi la larghezza dell'aqui e si impigli, durante le manovre, negli spigoli.(fig.3)

Il filo di cotone che fa da cavo di ritenuta io lo preparo con una doppia asola, una più ampia ed una più piccola,(fig.4) collegandolo al nodo della briglia con il solito bocca di lupo.(fig.5)

Per distaccare il cavo dalla briglia, viene utile l'asoletta in fondo.
È sufficiente appunto tirare il due lembi (fig.6)per riaprire il nodo a bocca di lupo evitando, cosa che comunque si può fare, di strappare ogni volta il filo per separarlo dall'aquilone.
Di seguito qualche consiglio per farlo volare.

Prima di iniziare è importante, in questi aquiloni, dare una curvatura alla spina centrale in bamboo appoggiando la mano sulla stecca e sfregando con una leggera pressione sulla testa.
Non bisogna insistere troppo per evitare di sentire un fastidioso "crak" provenire dalla seppur flessibile stecca di bamboo (succede!!).

Le persone che vi vedranno fare questo gesto, si lasceranno sfuggire un ghigno ironico, e penseranno che non siete persone molto equilibrate, ma non immaginano che quella piega renderà l'aquilone molto più docile e sensibile.

La lunghezza dei rami delle briglie andrà corretta successivamente se si vuole cambiare il comportamento in volo. Un nodo o più nel punto verso la coda renderà l'aquilone più stabile perchè lo cabrerà . Nel punto verso il naso lo renderà più nervoso perchè lo picchierà .

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Questi aquiloni, come spiega Stafford Wallace nel foglio che allega ai suoi, non amano i venti forti.
Effettivamente è una goduria vedere come volano anche con venti quasi impercettibili.

All'inizio è più facile il "decollo" se ci si fa aiutare da un'altra persona tramite un "lancio assistito".
20-30 metri, tenuto dal compagno con la punta all'insù, è sufficiente tirare un po' il filo per vedere il "patang" raggiungere in breve il punto del cielo sopra di voi (Zenith) o quasi.
Se siete da soli, dovete provare a far andare all'insù il combattente tirando il filo quando il naso punta verso l'alto e rilasciandolo, finchè non vi ritrovate con un po' di metri fra voi e l'aquilone.
A quel punto come dice Stafford :"comincerete ad avere dei problemi ma anche a divertirvi"!
L'importante è sapere che il combattente, se voi tirate il filo, tende a sfrecciare in quella direzione. Se lo vedete picchiare verso il basso piuttosto che, istintivamente, tirare dovete rilasciare un po' di filo: l'aquilone tenderà a recuperare la posizione con il naso all'insù .
A quel punto è sufficiente tirare per riportalo verso l'alto.
Se volete, invece, vederlo roteare dovete continuare a rilasciare leggermente il cavo.
Sarà la sensibilità acquisita con il tempo che vi permetterà di controllarne i movimenti e la direzione.

BUON DIVERTIMENTO ! ! !